Le emissioni di CO2 tornano al centro del dibattito nei Paesi Bassi.

La testata on line Nu.nl riporta infatti quanto dichiarato dal Ministro delle Finanze e delle Politiche in materia di Clima, Eric Wiebes, strenuo sostenitore di una tassa sulle emissioni per le aziende che inquinano.

Il Ministro infatti e’ in disaccordo con quanto suggerito all’inizio di Novembre dalla Banca centrale dei Paesi Bassi (Nederlandsche Bank – DNB) di multare le societa’ con un importo di 50 euro per ogni tonnellata di Co2 emesso.

La proposta della DNB non avrebbe un grosso impatto a livello economico-finanziario sull’economia olandese ma solo su alcuni specifici settori che si ritroverebbero svantaggiati a livello nazionale in termini di competitivita’.

La questione ha acceso un forte dibattito all’interno della Camera dei Deputati, che ha portato alla luce un’alternativa nella modalita’ di determinazione del prezzo del CO2: la Vergoeding Externe Kosten (VEK) ovvero una “Commissione per la valutazione dei costi esterni”. Il principio alla base della VEK e’ che i consumatori per i quali le varie aziende di settore producono articoli inquinanti paghino un sovraprezzo per questo. E’ una modalita’ per disincentivare l’acquisto di tali prodotti attraverso l’addebito del VEK come l’IVA al momento della vendita. Il VEK ha un valore fisso per tonnellata di CO2 emessa.

Di conseguenza i prodotti in questione diventano piu’ costosi e quindi le aziende che li producono inquinando, meno competitive.

Questa e’ la soluzione a cui, dopo un attento studio, e’ giunta la CE Delft, Societa’ di consulenza ambientale e ricerca, sotto la guida del suo direttore Frans Rooijers.

Il Ministro l’ha ribattezzata “uovo di Colombo” a sottolineare come la VEK sia una soluzione insospettabilmente semplice ad un problema apparentemente impossibile da risolvere.

Per questo motivo il Governo ha definito la transazione energetica come la piu’ grande sfida degli ultimi anni in quanto, nell’accordo di coalizione, si e’ concordato per una riduzione delle emissione di CO2 di almeno il 49% nel 2030 rispetto al 1990.

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