Olanda contraria alla DIGITAKS, ma sempre piu’​ paesi si adattano alla normativa Europea.

Seguendo il “buon esempio” dell’Unione europea, sempre piu’ Paesi stanno prendendo in considerazione l’applicazione della c.d. “digitaks” ovvero una tassa sui servizi digitali, che incide sul giro d’affari e non sull’utile dei principali colossi tecnologici.

Het Finacieel Dagblad cita tra questi la Corea del Sud, l’India, il Messico, il Cile e molti altri sia asiatici che sudamericani che si trovano d’accordo con questa misura.

E’ ampiamente riconosciuto che, aziende hi-tech come Facebook e Alphabet ad esempio, paghino davvero poche tasse in base all’attuale normativa in vigore. Secondo le regole attuali infatti, le imposte sugli utili vengono pagate nel Paese in cui l’azienda ha la sua stabile organizzazione. Fatalita’ i Paesi prescelti sono particolarmente attraenti a livello fiscale.

Per ridurre quindi il beneficio fiscale, la Commissione europea vorrebbe attribuire il profitto agli utenti finali, obbligando cosi’ le societa’ a pagare le tasse anche nei Paesi in cui gli utenti sono fisicamente presenti.

Un esempio eclatante e’ la Corea del Sud dove, solo nello scorso anno, le aziende hi-tech hanno prodotto un fatturato di oltre 3,8 miliardi di dollari pagando solamente 77.000 euro di tasse.

La misura, ampiamente condivisa dalla maggior parte dei Paesi, sta incontrando non poche resistenze. A livello europeo Paesi Bassi, Irlanda e Svezia, senza contare l’ostracismo degli Stati Uniti che considerano la digitaks discriminatoria per le societa’ statunitensi.

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