Box 3, ecco le 5 alternative utili a ridurne gli effetti fiscali.

Il Box 3 cambia aspetto con conseguenze dannose per le tasche delle fasce benestanti.

Cerchiamo di inquadrare a grandi linee come si struttura la dichiarazione dei redditi olandese.

Ci sono 3 caselle denominate BOX:

– nel BOX 1 viene indicato il reddito da lavoro con le relative spese detraibili;

– nel BOX 2 s indicano tutti gli investimenti;

– nel BOX 3 vengono inseriti gli assets quali risparmi, azioni, dividendi eventualmente percepiti, seconde case e redditi da locazione.

A partire dal 2017 il box 3 verrà suddiviso in 3 fasce (scaglioni), ciascuna con un’aliquota differente ai fini della tassazione di risparmi ed investimenti.

L’obiettivo è di uniformare pian piano il rendimento forfettario con il valore medio di quello effettivamente percepito.

Si presume quindi che questa misura vedrà un aumento del risparmio per chi detiene capitali non molto elevati ed un aumento dell’investimento per coloro i quali dispongono di capitali considerevoli.

Rispetto al 2016, quando gli assets venivano tassati all’1,2%, nel 2017 l’incremento ha portato l’aliquota fino all’1,62% aumentando così il carico fiscale per chi ha maggiori capitali. Nel 2018 invece non sono previsti cambiamenti.

Visto l’aumento non indifferente della tassazione dei beni in box 3, sarebbe opportuno iniziare a considerare alcune alternative per evitare di perderci troppo in termini economici.

Proponiamo quindi una panoramica di 5 possibili alternative convenienti nei seguenti casi:

– Single con un capitale superiore a 100.000 euro;

– Partner fiscali con capitale comune superiore a 200.000 euro (in questo caso è consigliabile optare per una dichiarazione dei redditi congiunta in modo da ottimizzare al massimo le prime due fasce del box 3. Nel 2018 infatti le aliquote saranno rispettivamente del 2,02% nel primo scaglione e del 4,33% nel secondo. Inoltre il tetto fiscale sarà, in totale, di 50.000 euro, a prescindere da come il capitale venga suddiviso tra i due partner.

Un’opzione è di abbassare il capitale in box 3. Ciò può essere fatto con:

– donazione a figli o nipoti. Una donazione rientrante nell’importo esentasse non finisce in box 3 per colui che la riceve. Eventualmente i genitori posso sempre pagare la “gift tax”;

– pagamento dei debiti fiscali pendenti entro il primo gennaio dell’anno successivo;

– uso dell’esenzione in box 3, come ad esempio gli investimenti “green”. Nel 2018 il capitale esentasse è di 57.745 euro per singolo individuo e 115.690 euro per partner fiscali, a ciò si aggiunge inoltre l’applicazione di un credito di imposta dello 0,7% in box 3.

– integrazione di parte del mutuo sulla casa;

– trasferimento degli asset dal box 3 al box 2 (investimenti).

Quest’ultima opzione trova applicazione in 3 modalità: trasferendo gli assets in una BV, spostando i capitali in un fondo OFGR o usufruendo dell’esenzione fiscale di cui beneficia il VBI ovvero un ente di investimento.

Il trasferimento dei propri assets all’interno di una BV può risultare interessante poiché il beneficio fiscale maggiore è la presenza di due sole aliquote, sopra e sotto i 200.000 euro di utile all’anno.

Sotto i 200.000 euro si paga il 20% di tasse, sopra i 200.000 euro il 25%. Queste aliquote, da qui a 4 anni dovrebbero scendere rispettivamente al 16.5% e al 21.5%.

A ciò si aggiunge la tassazione sui dividendi nel momento in cui vengono percepiti, pari al 25%.

Inoltre bisogna tener presente che la BV è una entità giuridica per la cui costituzione bisogna forzatamente recarsi da un Notaio e che ha chiaramente anche dei costi di gestione annuali da tenere in considerazione.

L’OFGR invece, è un conto aperto comune che possiamo definire più semplice rispetto alla BV in termini di costituzione e gestione. Infatti non è obbligatorio recarsi da un Notaio, è sufficiente una scrittura privata, richiede un minimo di due partecipanti (coniugi in comunione di beni vengono considerati come una sola persona) e non ha l’obbligo di iscrizione in Camera di Commercio con la conseguenza che nessuno conosce il quantitativo di denaro che contiene. Dal punto di vista fiscale invece, si comporta esattamente come una BV.

Infine l’VBI (Vrijgestelde beleggingsinstelling) è un istituto di investimento esente dalla tassa sull’utile e sui dividendi, ma tassato in base ad un rendimento fisso. Tale rendimento corrisponde al ritorno da investimento in box 3 (pari al 5,38% per il 2018).

I motivi per cui l’VBI può risultare più vantaggiosa della tassazione in box 3 sono due. Da un lato perché il tasso di interesse è più basso rispetto all’aliquota del box 3, dall’altro perché il rendimento fisso per un VBI aumento il valore di acquisto. Se il fondo viene chiuso, il suo valore sarà inferiore a quello di acquisto come aumentato dal rendimento forfettario. Di conseguenza tale differenza costituirà un debito che potrà essere inserito, con i benefici relativi, nel box 1 dopo 2 anni dalla fine di un interesse sostanziale.

Qualunque sia l’opzione prescelta dal contribuente, lo spostamento degli assets in box 2 deve essere fatto entro il 1° gennaio dell’anno successivo, che corrisponde alla data presa in considerazione per la tassazione in box 3.

Inoltre, in relazione alla normativa anti-abuso, i capitali devono obbligatoriamente rimanere nel VBI per almeno 6 mesi, nella BV o nell’OFGR per almeno 18 mesi.

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